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Mercoledì 22 agosto 1973, il plenum della Camera di Deputati si riunì a
mezzogiorno per analizzare la situazione politica e legale che colpisce il
paese. Incominciando la sessione, i gruppi parlamentari dei Deputati del Partito
Democratico Cristiano (PDC) e del Partito Nazionale (PN) presentarono un progetto di
Accordo che avrebbe cambiato il corso della storia del Cile.
Il primo oratore fu il deputato del PDC Claudio Orrego il quale, nel suo discorso di
presentazione del progetto di Accordo, affermò che il paese sta soffrendo
attualmente una crisi che non ha paragone nella nostra storia patria, durante
centosessanta anni e tanti anni di vita indipendente.... Fino a questo momento la crisi
non si risolve; al contrario, si acutizza giorno per giorno. Per questo motivo, noi, oggi,
in questo consesso e di fronte al Cile, vogliamo dire che è arrivata lora, che è
arrivato il momento per dire unaltra volta responsabilmente la nostra verità
davanti al paese e davanti alla storia, perché il Congresso (leggi Parlamento, ndr) non
può continuare a tacere la grave situazione che attraversa il Cile e deve avanzare un
giudizio globale su di essa, perché la situazione di illegalità riguarda oltraggi
reiterati alle risoluzioni del Congresso Nazionale, nonché oltraggi reiterati alle
attribuzioni del Potere Giudiziario, ed ancora oltraggi reiterati alle facoltà
dellOrgano di controllo generale della Repubblica (Contralorìa General de la
Repubblica, ndr) e oltraggi reiterati ai diritti dei cittadini, ai mezzi di comunicazione
dei cileni, e perfino, in alcuni casi, alla libertà delle persone.... Con questo quadro,
signor Presidente, non bastano soluzioni parziali. Dentro questo quadro, quando un paese
si sgretola, non bastano piccole manovre di politica sovrastrutturale. Qui bisogna
risolvere i problemi di fondo (Claudio Orrego V., Per una pace stabile tra i cileni,
edizione privata dellautore, 1974).
Il deputato Orrego affermò anche che il Presidente Salvador Allende non stava rispettando
lo Statuto di Garanzie Democratiche che aveva fatto possibile la sua elezione. Questo
elenco di diritti individuali era stato incorporato alla Costituzione nel 1970 come
condizione affinché la Democrazia Cristiana votasse Allende come presidente, dato che
quellanno lui, candidato socialista, aveva ottenuto solo il 36,2 per cento del voto
popolare e, pertanto, il Congresso poteva scegliere alla presidenza chiunque tra le due
altre formazioni di maggioranza relativa. Più tardi, infatti, Allende avrebbe
riconosciuto di aver firmato quello Statuto ma solo come una manovra tattica,
(Regis Debray, The Chilean Revolution: Conversations with Allende, 1971).
Dopo lintervento di un altro rappresentante del PDC, prese la parola il deputato del
PN Hermógenes Pérez de Arce, che affermò che lAccordo dimostrava che il
Potere Esecutivo aveva smesso di rispettare la Costituzione e la Legge, il che ha dato
luogo allillegittimità del mandato e allesercizio del potere del Presidente
della Repubblica.
Dopo altri due deputati nazionali, intervenne il deputato Luis Maira della coalizione di
partiti di governo chiamata Unità Popolare. Non negò le gravi accuse che faceva il
progetto di Accordo e cercò di giustificare la condotta del governo sostenendo che
il problema di fondo non è altro che lo Stato di Diritto e la sua giusta correlazione con
le trasformazioni economiche indispensabili.
La sessione della mattina terminò con un focoso discorso del deputato Juan Luis Ossa,
presidente della gioventù del PN. Nei paraggi delledificio in cui risiedeva il
Congresso erano accaduti il giorno precedente gravi incidenti. Il deputato Ossa, attaccato
da gruppi armati, si era visto obbligato a difendersi con unarma da fuoco,
affermando alla stampa che gli avevano sparato contro perfino con armi automatiche. La
polizia non aveva agito in difesa dei giovani del suo partito. Esasperato per questo
incidente, attaccò i deputati comunisti: Per quel motivo voi, banda di traditori,
banda di codardi, banda di venduti, banda di bugiardi e ipocriti, siete delegittimati dal
parlare di guerra civile".
Quello era il clima che si viveva in Cile quel giorno di agosto.
Alle due e 13 minuti del pomeriggio si interruppe il dibattito. Nel mondo ispano, neanche
temi così gravi e scottanti meritano il salto dellora del pranzo.
La sessione del pomeriggio, convocata per votare il progetto di Accordo, cominciò alle
otto di sera. Ma ci fu una sorpresa. Dopo un breve dibattito, la Camera si costituì in
sessione segreta su richiesta di Jorge Insunza ed il pubblico seduto in tribuna dovette
abbandonare laula. In quella sessione, il deputato comunista pronunciò un discorso
minaccioso sostenendo che, se si approvava il progetto di Accordo, forze straniere
avrebbero invaso immediatamente il paese.
Al ritorno in seduta pubblica, si procedette immediatamente a votare. Una volta fatto lo
scrutinio, il Presidente della Camera dei Deputati alzò la voce e dichiarò approvato per
81 voti contro 47 lAccordo sottoposto a votazione. Alle 21 e 49 minuti si sciolse la
seduta.
Il giorno dopo, 23 agosto, El Mercurio titolò così a tutta tutta pagina:
Ha deciso lAccordo della Camera di Deputati: IL GOVERNO HA VIOLATO GRAVEMENTE
LA COSTITUZIONE.
Il testo dellAccordo fu pubblicato integralmente quello stesso giorno da El
Mercurio. I Verbali ufficiali della sessione che fu presieduta dal deputato del PDC
Luis Pareto e quello del PN Gustavo Lorca, rispettivamente presidente e vicepresidente
della Camera, fu pubblicata il 25 agosto dal quotidiano governativo La Nacion.
LAccordo, approvato da quasi due terzi dei deputati, ovvero il 63.3 per cento
dellassemblea, accusava il governo del Presidente Allende di venti violazioni
concrete alla Costituzione e alle leggi, tra le quali anche la protezione di gruppi
armati, le torture, e il fermo illegale dei cittadini, o ancora limbavagliare la
stampa, il manipolare leducazione, il limitare la possibilità di uscire dal paese,
il confiscare la proprietà privata, il formare organismi sediziosi, il violare le
attribuzioni del Potere giudiziale, il Congresso e il Controllore Generale della
Repubblica, e tutto ciò in maniera sistematica e col fine di instaurare in Cile un
sistema totalitario, cioè, una dittatura comunista.
Fu un fatto straordinario che lAccordo della Camera sia stato approvato da tutti i
deputati del PDC, il partito maggioritario il cui leader indiscusso era il Presidente del
Senato ed ex Presidente della Repubblica Eduardo Frey Montalva, dato che solo tre anni
prima, il 24 ottobre del 1970, quello stesso partito aveva contribuito con tutti i suoi
voti a nominare Presidente Salvador Allende nella sessione plenaria del Congresso.
Per John Locke, il grande pensatore inglese, la tirannia è lesercizio del
potere oltre la legge. Quando compare un tiranno, è lui che ha collocato il paese
in stato di guerra oltrepassando i limiti del suo potere, cioè, si è
ribellato (re-bellare, proviene dal latino bellum che
significa guerra).
Lessenza dellAccordo della Camera di Deputati insomma è laccusa che il
Congresso ha mosso al Presidente Allende che, nonostante fosse stato scelto
democraticamente, si era ribellato contro la Costituzione e, pertanto, si era convertito
in un tiranno.
Venti violazioni ed una chiamata disperata
LAccordo della Camera di Deputati costituisce un vero Accordo contro la
Tirannia. Ha 15 articoli e può riassumersi concettualmente nel seguente modo:
a) Un preambolo contenuto negli articoli dall1 al 4 che enuncia le conosciute
condizioni essenziali che devono darsi affinché esista un Stato di Diritto. Contiene
unavvertenza carica di significato (un governo che si arroghi diritti che il
popolo non gli ha concesso incorre in sedizione), e ricorda che il Presidente
Allende non fu scelto grazie alla maggioranza del voto popolare bensì dal Congresso
Pieno, previo accordo intorno ad un Statuto di garanzie democratiche incorporato
alla Costituzione Politica.
b) Venti accuse di violazioni alla Costituzione e alle leggi: unaccusa generica
contenuta negli articoli 5 e 6, dieci su violazioni concrete a determinati diritti umani
che sono enumerate dentro larticolo 10, sette su violazioni alla separazione di
poteri negli articoli 7, 8 e 9, e finalmente due su azioni di carattere sedizioso negli
articoli 11 e 12. Questo elenco ha una struttura simile alla serie di accuse contro re
Giorgio III ai tempi della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti dAmerica.
c) Una precisione sul ruolo dei ministri militari che il Presidente Allende aveva incluso
in posti chiave del suo gabinetto(Art. 13 e 14). Bisogna chiarire subito che lo stesso
Presidente Allende aveva aperto le porte della politica ai militare conferendo, un anno
prima, a vari generali ed ammiragli i ministeri chiave. Per alcuni mesi conferì perfino
lincarico politico di maggiore importanza e peso, il Ministero dellInterno, al
Comandante in Capo dellEsercito, il generale Carlos Prats. Nellagosto del
1973, un ammiraglio era Ministro delle Finanze, un ruolo chiave nella conduzione economica
del paese.
d) Una chiamata al Presidente della Repubblica ed ai ministri membri delle Forze armate,
Art.15, a mettere immediatamente termine a queste gravi violazioni alla
Costituzione.
Il 23 agosto un messaggero della Camera consegnò nel palazzo presidenziale denominato
La Moneda una busta diretta al Primo Mandatario col testo dellAccordo
votato la notte anteriore.
Il giorno dopo, giovedì, 24, il Presidente Allende rendeva pubblica una lettera diretta
al paese. Nella quale sosteneva: Laltro ieri, i deputati di opposizione hanno
esortato formalmente le Forze armate e i Carabineros a che assumano una posizione
deliberante di fronte al Governo.... Chiedere a Forze armate e Carabineros che portino a
termine funzioni di governo al di fuori dellautorità è competenza politica del
Presidente della Repubblica, significa promuovere un colpo di Stato.
Allende accusò la maggioranza dei deputati di volerlo rimuovere dallincarico senza
unaccusa costituzionale formale, ed aveva ragione. Proprio per quel motivo la Camera
realizzò una chiamata allintervento dei ministri militari, ed
ovviamente attraverso essi alle Forze armate, perché la strada strettamente giuridica per
rimuovere il Presidente era impossibile.
In effetti, la rimozione del Presidente, come previsto dallarticolo 42 della
Costituzione promulgata nel 1925, esigeva per allontanare il Presidente i due terzi dei
senatori in esercizio. Dato che il Senato si rinnovava parzialmente durante il mandato
governativo, era virtualmente impossibile che un Presidente, per impopolare che fosse,
perdesse così marcatamente le elezioni parlamentari durante il suo periodo al punto tale
da rimanere senza lappoggio di almeno un terzo dei senatori. Di fatto,
lopposizione al Presidente Allende vinse con una maggioranza assoluta le elezioni
parlamentari del marzo del 1973, ottenendo quasi due terzi della Camera di Deputati, ma
non la stessa maggioranza al Senato. In sintesi, la Costituzione di 1925 permetteva che un
governo la violasse, perfino sistematicamente come sostenne unampia
maggioranza dei deputati di allora, fino a quando quel governo poteva garantire al suo
fianco un terzo dei senatori.
È emblematica la confusione su ciò che significa lo Stato di Diritto come dimostra la
lettera di risposta di Allende, dato che dichiara che avrebbe insistito sulla sua strada
illegale perché dietro lespressione Stato di Diritto si nasconde
una situazione che presuppone uningiustizia economica e sociale tra cileni che il
nostro paese ha respinto. Pretendono di ignorare che lo Stato di Diritto si realizza solo
pienamente nella misura in cui si superino le disuguaglianze di una società
capitalista.
Questa dichiarazione è assonante con quella che aveva dato il suo Ministro di Giustizia
il 1° Luglio 1972: La rivoluzione si manterrà dentro il diritto finché il diritto
non pretende di frenare la rivoluzione.
Le ragioni del testo dellAccordo sono state spiegate da Claudio Orrego in questa
maniera: Il Presidente della Democrazia Cristiana, senatore Patricio Aylwin, mi
raccomandò il compito di preparare il progetto di accordo. Mi sollecitò che parlassi col
senatore Juan Hamilton... il quale mi informò che i parlamentari del Partito Nazionale
avevano una brutta copia di dichiarazione che poteva risparmiarci molto lavoro. Presi
contatto, allora, col senatore Sergio Diez e col deputato Mario Arnello chi mi diedero una
copia del suo lavoro. Dopo avere analizzato detto documento, mi sembrò che contenesse
molto materiale e che era molto ben fatto.... Una volta finito il lavoro - del quale
conservo loriginale lo trasmisi al senatore Aylwin affinché
lapprovasse il Direttivo del PDC. Questi procedette col redigere nuovamente le
conclusioni, nella forma in cui furono definitivamente proposte dalla Camera. Lo stesso
giorno, il 22 di agosto, in mattinata, rividi il testo definitivo con Patrizio Aylwin e mi
diressi al Congresso per presentarlo.... Quella è la relazione vera dellAccordo
voluto dalla Camera dei Deputati. La storia giudicherà la sua importanza e la sua
opportunità (da una lettera spedita a La Segunda il 26 marzo 1980).
Secondo Hermógenes Pérez de Arce, la prima brutta copia dellAccordo la redasse il
giurista Enrique Ortúzar e la rivide il senatore del PN Francisco Bulnes, ma anche lui
stesso partecipò ad una riunione in merito al documento. Ciò è coerente con la versione
di Orrego che segnala che la redazione finale del testo si basò su un lavoro molto
ben fatto che gli consegnarono parlamentari del PN. Tutto indica allora che si
tratta dello stesso testo, il quale fu arricchito da diverse persone del PN e del PDC alla
ricerca di una copia finale che soddisfacesse tutti e così assicurasse la votazione
unanime dei deputati di entrambi i partiti.
Lopzione della violenza politica
Come si spiega che un Presidente che arrivò al potere attraverso unelezione
democratica eserciti poi il suo potere contro la stessa Costituzione e le stesse leggi che
gli permisero di raggiungere la più alta carica politica della Repubblica? Perché un
governo eletto democraticamente considerò necessario incorrere in venti violazioni della
Costituzione?
La risposta sta nel fatto che una rivoluzione comunista-socialista che cerca di stabilire
quello che la sua stessa dottrina ha denominato la dittatura del proletariato,
per definizione non si può fare nei limiti della Costituzione e della legge di una
repubblica democratica.
Una cosa è per un dirigente marxista trasformarsi in presidente democratico di un paese
ottenendo il 36,2 percento della votazione, contando sullaccettazione di un
Congresso quando a questo gli corrisponde lelezione finale, ed unaltra cosa,
molto diversa, è acquisire la totalità del potere necessario per abolire la democrazia e
stabilire un sistema totalitario. Per ciò si richiedeva una maggioranza opprimente per
poter realizzare le modificazioni necessarie alla Carta Fondamentale. Ciò non è mai
successo nella storia dellumanità, perché tutti i regimi hanno raggiunto il potere
totale attraverso la violenza.
E un errore attribuire la rottura cilena alla poca pazienza di uno dei partiti della
sinistra marxista allinterno della coalizione, o ad una riunione sediziosa di alcuni
deputati con dei marinai in una nave militare, o perfino ad un discorso delirante in un
stadio richiamando alla insurrezione delle masse. Questi fatti che sì
accaddero, possono essere stati detonanti, ma la causa profonda fu unideologia ed
una prassi, tanto sistematica quanto implacabile che concepiva la violenza come la
levatrice della storia.
Sono determinanti per comprendere lorigine della rottura democratica i due accordi
ufficiali del Partito Socialista del Cile adottati, allunanimità, nei suoi
Congressi annuali del 1965 e del 1967.
Già nel suo Congresso di Linares (Luglio 1965) il Partito Socialista del Cile che si
definiva marxista-leninista, aveva sostenuto la cosa seguente: La nostra strategia
scarta in realtà la via elettorale come metodo per raggiungere il nostro obiettivo di
presa del potere.... Il partito ha un obiettivo: per raggiungerlo dovrà usare i metodi ed
i mezzi che la lotta rivoluzionaria renda necessari.
Ma fu nel suo Congresso di Chillán quando la posizione sediziosa raggiunse la sua massima
espressione. Ciò ebbe luogo tra il 24 ed il 26 novembre 1967 ed assisterono 115 delegati,
e parteciparono anche molti delegati fraterni dei governi comunisti
dellURSS, della Germania Orientale, della Romania della Yugoslavia, del partito
Baath socialista siriano e del partito socialista dellUruguay.
La risoluzione adottata affermava che la violenza rivoluzionaria è inevitabile e
legittima.... Costituisce lunica via che conduce alla presa del potere politico ed
economico, e la sua ulteriore difesa e rinvigorimento. Solo distruggendo lapparato
democratico-militare dello Stato borghese può consolidarsi la rivoluzione socialista....
Le forme pacifiche o legali di lotta non conducono per loro stesse al potere. Il Partito
Socialista li considera come strumenti limitati di azione incorporati al processo politico
che ci porta alla lotta armata. La politica del fronte dei lavoratori si prolunga e si
sente contenuta nella politica dellOrganizzazione Latinoamericana di Solidarietà
(OLAS), quella che riflette la nuova dimensione continentale, ed armata, che ha acquisito
il processo rivoluzionario latinoamericano (Julio César Jobet, La Storia del
Partito Socialista del Cile, 1997).
Lideologo del Partito Socialista, e futuro Ministro degli Esteri del Presidente
Allende, Clodomiro Almeyda, avanzò osservazioni sul modo in cui sarebbe finito il
processo in corso: La forma fondamentale che in un paese come il Cile possa assumere
la fase superiore della lotta politica, quando il processo vigente arrivi a collocare
allordine del giorno il problema del potere, è imprevedibile in termini assoluti.
Io propendo a credere che è più probabile che prenda la forma di una guerra civile
rivoluzianaria, alla maniera spagnola, con intervento straniero, ma di corso più rapido
ed acuto (Rivista Punto Final, 22 novembre di 1967).
Val la pena notare che il Partito Socialista era il secondo di maggiore grandezza del
paese ed era il principale partito nella coalizione, lUnità Popolare che governò
il Cile tra il 1970 e il 1973, e che Salvador Allende era il suo più agguerrito
militante. Il suo partito alleato, il Partito Comunista del Cile, era il maggiore e
migliore organizzato di tutti i Partiti Comunisti dellAmerica Latina, ed il terzo in
in grandezza, dopo quelli della Francia e dellItalia, di tutto il mondo occidentale
insomma.
Per certo, tutto questo succedeva nel contesto della Guerra Fredda, nella quale il governo
dellUnità Popolare si era alleato con lUnione Sovietica contro gli Stati
Uniti e lEuropa democratica.
Probabilmente senza avere mai letto George Orwell, Allende chiamò la superpotenza
comunista il fratello maggiore del Cile, in un discorso tenuto al Cremlino il
7 dicembre del 1972, nel quale affermò, dopo essersi riunito coi massimi gerarchi
sovietici Leonid Brezhnev, Alexei Kosygin e Nikolai Podgorny, che aveva raggiunto una
completa identità di punti di vista coi dirigenti comunisti.
Questa adesione ai regimi comunisti veniva da molto prima. Dai tempi dellomaggio a
Stalin a Santiago, una settimana dopo la sua morte, nel marzo del 1953, dove uno degli
oratori principali fu il socialista Salvador Allende.
È bene ricordare anche lincredibile omaggio a Stalin dellimportante dirigente
comunista cileno Volodia Teitelboim: Oggi dorme la sua gloria eterna nella camera
ardente della Sala delle Colonne di Mosca il camerata José Stalin. E da un solo
giorno e qualche ora che è morto lamato conduttore dei lavoratori del mondo, il
più grande, profondo e nobile amico dellumanità.... è morto il padre ed il capo
di tutta lumanità progressista. È morto, come Mayakovsky diceva di Lenin, il più
umano di tutti gli uomini.... Diede abbondanza ed esistenza felice al suo paese. Sotto la
bandiera di lutto, ma sempre spiegata di Stalin, i paesi vanno per la strada più breve
verso la sicura vittoria, verso il mondo della felicità umana (El Siglo, marzo di
1953).
Nella decade degli anni 60, Allende accettò servire come presidente
dellOrganizzazione Latinoamericana di Solidarietà (OLAS), un organismo castrista
per esportare la rivoluzione comunista al continente, quella che aveva affermato
pubblicamente che la rivoluzione armata è lunica soluzione per i mali sociali
ed economici dellAmerica latina.
Claudio Véliz, storiografo ed amico personale di Allende, sostiene che i viaggi di
Allende a Cuba ebbero unincidenza fondamentale nel progetto che pretendeva di
applicare in Cile. Dopo aver visto Cuba, Allende pensò che poteva accorciare la strada.
Ma la verità è che si allontanò dalla tradizione cilena.... non cè nessun dubbio
che il governo dellUnità Popolare fu un disastro che ci portò alla guerra
civile (El Mercurio, 28 novembre, 1999).
Allende, essendo presidente del Senato, espresse in vari episodi il suo appoggio al
Movimento di Sinistra Rivoluzionaria (MIR), gruppo che iniziò la violenza guerrigliera in
Cile. Per certo, la violenza era stata idealizzata dai leader di sinistra del Cile e del
continente per un lungo tempo.
Infine, i dirigenti marxisti cileni non seppero resistere lincantesimo della
Rivoluzione comunista cubana. Il tiranno dei Caraibi, Fidel Castro, si trasformò nel
modello e furono intossicati, come se fossero adolescenti, per la retorica e lazione
rivoluzionaria del Che Guevara, il quale pretendeva creare molteplici Vietnam
in America Latina.
Una distinzione fondamentale che non si fece fu quella tra il nobile obiettivo di volere
cambiare il mondo in meglio e cercare di farlo utilizzando la violenza. Nel nostro paese
esisteva, agli inizi degli Anni 70, troppa povertà, sottosviluppo, monopoli ed
ingiustizie di distinta natura, per evitare che molte persone idealiste, specialmente i
giovani, non si dichiarassero in stato di disubbidienza e cercassero, benché con più
passione che rigore, una strada per creare un mondo migliore. Basta leggere il
Bilancio Patriottico di Vicente Huidobro, edito nel 1925, per dimostrare che
non molto era cambiato in cinquanta anni.
Quello che è aberrante è che tanti dirigenti comunisti e socialisti cileni, dai quali ci
si attendeva un minimo di maturità e responsabilità politica, spingessero, inizialmente
con la retorica incendiaria, e più tardi coi loro atti di governo, decine di migliaia di
giovani verso lbisso - ed alle conseguenze - della violenza politica.
In questo contesto, è commovente lonesta confessione di un ex guerrigliero
argentino: Oggi posso affermare che per fortuna non ottenemmo la vittoria, perché
se fosse stato così, tenedo in conto sia la nostra formazione che il grado di dipendenza
da Cuba, avremmo soffocato il continente in una barbarie generalizzata. Una delle nostre
consegne era fare della cordigliera delle Ande la Sierra Maestra dellAmerica Latina,
dove, prima avremmo fucilato i militari, dopo gli oppositori, e dopo ancora i compagni che
si fossero opposti al nostro autoritarismo (Jorge Masetti, Il Furore ed il Delirio,
1999).
Alle soglie della guerra civile
La risposta del Presidente Allende allAccordo votato dalla Camera non fu
lunica nella quale dimostrò il suo disprezzo per lo Stato di Diritto. Durante il
1973 la Corte Suprema gli aveva rimproverato di aver esautorato le attribuzioni proprie di
quelistituzione, il che portò ad una violenta disputa epistolare tra essi.
Ovviamente, perfino lUnità Popolare aveva sviluppato linsolita teoria
giuridica degli spiragli legali, grazie alla quale non solo aveva fatto
progredire linterventismo statale in multiple imprese private di ogni grandezza, ma
stava erodendo in maniera fatale la necessaria fiducia pubblica nelle istituzioni
fondamentali della Repubblica.
Così, il 26 maggio del 1973, per protesta contro un parere negativo del governo a
compiere una decisione giudiziale, la Corte Suprema decise allunanimità di
rivolgersi così al Presidente della Repubblica: Questa Corte Suprema si vede
obbligata a sottoporre a Sua Eccellenza per lennesima volta latteggiamento
illecito dellautorità amministrativa nella sua interferenza illegale in temi
giudiziali, nel tentativo di ostacolare la polizia nellesecuzione di ordini dei
tribunali; ordini che, sotto le leggi vigenti, devono essere portati a capo per detta
forza poliziesca senza ostacoli di nessun tipo; tutto ciò implica un disprezzo aperto e
volontario delle sentenze giudiziali, con completa ignoranza rispetto alle alterazioni che
tali atteggiamenti od omissioni producono nellordine legale; come si scrisse a Sua
Eccellenza in un dispaccio precedente, si tratta di atteggiamenti che implicano non solo
la crisi nello Stato di Diritto, ma anche la rottura perentoria o imminente della
legalità della Nazione.
Allende, in un discorso pubblico pochi giorni dopo, rispose con unaffermazione che
gli sarebbe costata limmediata destituzione dal suo incarico in qualunque paese di
lunga tradizione democratica: In un periodo di rivoluzione, il potere politico ha
diritto di decidere in ultima istanza se le decisioni giudiziali non concordano con le
alte mete e necessità storiche di trasformazione della società, quelle che devono avere
assoluta precedenza su qualunque altra considerazione; come conseguenza, lesecutivo
ha il diritto di decidere se portare a termine o no le sentenze della Giustizia.
Val la pena notare che, il giorno dopo lAccordo della Camera, il 23 agosto, la Corte
Suprema adottò unaltra risoluzione denunciando nuovamente i tentativi del governo
di calpestare lindipendenza del Potere Giudiziario.
A metà del 1973, lesercizio antidemocratico del potere da parte del Presidente
Allende e dei suoi ministri aveva condotto, insomma, non solo ad un aperto conflitto
costituzionale tra il Presidente della Repubblica ed il Potere Legislativo, ma anche ad un
grave scontro tra questo Presidente ed il Potere Giudiziario.
A questo punto, è opportuno precisare che, benché la crescente crisi economica -
inflazione annuale attorno al 300 per cento, razionamenti, crisi della bilancia dei
pagamenti, disoccupazione in aumento, sfiducia - produceva miseria ed angosce
generalizzate e creava una scatola di risonanza per questi conflitti istituzionali, ma
questo non era largomento valido per rimuovere il governo.
Come il paese era arrivato ad essere un campo armato, il che preoccupava
oltremodo le Forze Armate, bisognava essere ciechi per ignorare che, durante
linverno del 1973 (in Cile linverno corrisponde allestate europea, ndr),
il Cile era caduto in un stato di guerra civile (Due libri importanti e complementari che
dimostrano questa realtà sono quelli di Paul Sigmund, The Overthrow of Allende, e di
James Wheelan, Dalle Ceneri.
Óscar Waiss che fu direttore del quotidiano ufficiale del governo ed intimo amico di
Allende, esponendo alcuni scenari possibili rifletté il grado di estremismo che prevaleva
in alcuni dirigenti dellUnità Popolare: Era arrivato il momento di gettare il
feticismo legalista in un fosso; il momento di giubilare i militari cospiratori; di
destituire il Controllore Generale della Repubblica; di intervenire sulla Corte Suprema di
Giustizia e sul Potere Giudiziario; di pignorare El Mercurio e tutta la banda
giornalistica controrivoluzionaria. Risultava meglio dare il primo colpo, perché chi
picchia per primo picchia due volte, (Rivista Politico Internazionale
Nº 600, Belgrado, aprile 1975).
A dispetto della sua chiara responsabilità nellintroduzione della violenza politica
in Cile, sembra altamente improbabile che il Presidente Allende sarebbe stato disposto a
lavorare con la stessa immoralità estrema dei dirigenti bolscevichi che realizzarono la
sanguinaria Rivoluzione dOttobre in Russia.
Ma, grazie a Dio, non si potrà mai rispondere alla domanda: Chi, dentro lUnità
Popolare, sarebbe stato il Lenin cileno?
Frei inclina la bilancia
Salvador Allende arrivò alla presidenza dopo il fallimento dei governi di Jorge
Alessandri (1958-1964) e di Eduardo Frei Montalva (1964-1970).
Entrambi i governi furono incapaci di cambiare la fallimentare strategia di sviluppo, che
generava una crescita economica tanto mediocre che rendeva impossibile sconfiggere la
miseria e creare un orizzonte di prosperità per tutti i cileni, ed ambedue aprirono la
strada verso la violazione del diritto di proprietà, fondamento essenziale di una
società libera. Questa relazione indissolubile, concettuale e storica, tra proprietà e
libertà lha ben dimostrata Richard Pipes nel suo libro Property and Freedom (1999).
Óscar Godoy, Direttore dellIstituto di Scienza Politica dellUniversità
Cattolica, sostiene che la responsabilità dei partiti di destra nellarrivo al
governo dellUnità Popolare fu che non seppero difendere opportunamente e con vigore
le istituzioni dello Stato liberale. Per esempio, la difesa che si fece del diritto di
proprietà fu minima, perché venne attaccata sistematicamente. Quando la destra ha la
possibilità di recuperare, con Jorge Alessandri, si manifesta impotente di fronte alla
novità della Democrazia Cristiana e del socialismo ed evidenzia la sua debolezza. È
deplorevole la scarsità di uomini pubblici nella destra disposti a difendere i suoi
progetti con lo stesso vigore con cui i socialisti difendevano i loro. La campagna di
Jorge Alessandri fa concessioni multiple per occultare la vera natura del progetto
liberale. In quel tempo cera paura di pronunciare le parole mercato, concorrenza,
individualismo, ecc. Da cui ne derivò un certo zoppicamento che rese la destra molto
debole(La Epoca, 4 settembre di 1995).
Lindebolimento del diritto di proprietà in Cile cominciò, in effetti, con la
riforma costituzionale propiziata dal governo del Presidente Alessandri con la scusa di
iniziare la Riforma Agraria. Furono profetiche, benché non ascolate, le avvertenze
dellex presidente della Società Nazionale di Agricoltura, Recaredo Ossa: La
rottura di queste garanzie costituzionali rispetto allagricoltura è solo il
principio del fallimento del nostro sistema democratico. Quello che oggi si fa contro
questo ramo della produzione potrebbe essere fatto anche domani contro la proprietà
immobiliare, il settore minerario grande, medio o piccolo, il commercio e tutti i beni
particolari. Diciamo di più: la Riforma Costituzionale è lesperienza pilota in
materia di abolizione del diritto di proprietà. Introdotto questo cuneo che alcuni
guardano con apprensione, il buco si trasformerà in unimmensa crepa nel quale
sparirà la proprietà intera (Questo intervento radiofonico fu riprodotto da El
Mercurio il 6 gennaio 1962).
Il governo Frei insistette su questa strada, incorrendo inoltre in due altri gravi errori
di politica pubblica. In primo luogo, fu debole davanti alla nascita della violenza
politica, e fu specialmente grave che non reagisse con vigore in difesa della democrazia e
lo Stato di Diritto quando il Partito Socialista si dichiarò sostenitore della via armata
nel suo Congresso di Chillán del 1967. Secondo, la Riforma Agraria del governo Frei
moltiplicò i casi di violazione del diritto di proprietà espropriando migliaia di
proprietà agricole senza una giusta compensazione. Inoltre, il suo governo permise la
proliferazione degli espropri di proprietà altrui da parte di gruppi di agitatori. Al
governo di Frei espropriarono tutto: università, municipalità, centinaia di proprietà
agricole, zone erariali, strade, industrie, un quartiere militare, e perfino la Cattedrale
di Santiago. In quellambiente non cera da meravigliarsi che i partiti di
sinistra sentissero fattibile laccaparramento totale del potere.
Falliti i governi di destra e di centro di Alessandri e Frei, e
non esistendo, come abbiamo visto, una sinistra democratica, la conclusione
era pronosticabile. Nellagosto del 1965, lo stesso Frei aveva detto: Se il mio
governo fallisce, avremo un governo di estrema sinistra (Leonard Gross The Last,
Best Hope, 1967).
Ciò che risultò tanto imprevedibile quanto straordinario, alla fine del suo mandato, fu
che una figura politica tanto paurosa di apparire come anticomunista, come
Eduardo Frei Montalva, decidesse davanti al crocevia in cui lo collocò la Storia, di
giocare il tutto per tutto per salvare il Cile da una dittatura marxista.
Frei viveva sotto il peso della dura accusa che gli fu avanzata alla fine degli Anni
60 ovvero, se consegnava il governo ad Allende, sarebbe passato alla Storia come il
Kerensky cileno. Tuttavia, decise di rimanere in Cile durante questo periodo,
in circostanze tali che il suo ex ministro dellInterno ed erede politico, Edmundo
Pérez Zujovic, assassinato nel 1971 per mano dei terroristi di sinistra, dato che anche
la sua stessa vita era in pericolo. Ciò contrasta con latteggiamento di Alexander
Kerensky che scappò da San Pietroburgo e morì a New York, precisamente nel 1970, anno in
cui Frei consegnò il potere ad Allende, scrivendo libri su quanto fu incapace di evitare
che una banda di audaci bolscevichi si prendesse la Russia con la forza.
Frei deve avere saputo che la sua posizione sarebbe stata criticata non solo dai suoi
avversari, ma perfino da molti dei suoi amici, come effettivamente fece il suo ex Ministro
dellInterno, Bernardo Leighton, che attribuì latteggiamento di Frei a
un vero peso sulla coscienza per il trionfo dellUnità Popolare, che vidi
cadere sul tuo spirito, opprimendolo, nei giorni posteriori allelezione di Salvador
Allende (Lettera a Frei, 26 giugno, 1975).
Frei ritornò nellarena politica presentandosi nelle elezioni parlamentari del marzo
del 1973 come candidato a senatore per Santiago, ed una volta eletto accettò la
presidenza del Senato, trasformandosi, pertanto, nellavversario principale di
Allende.
Il suo collaboratore più vicino, il senatore democristiano Patrizio Aylwin, aveva
presentato, il 12 maggio del 1973, una mozione nellAssemblea Generale del suo
partito, che fu approvata, nella quale si accusava il governo di Allende di cercare di
stabilire in Cile una tirannia comunista. Posteriormente, Aylwin rivede il
progetto di Accordo, redige le sue conclusioni, e, senza dubbio dopo ottenere
lassenso di Frei, presidente del Senato e leader indiscusso dei democristiani, lo
trasmette ad Orrego per lapprovazione finale. Ancora di più, è Aylwin che replica
pubblicamente ad Allende dopo la risposta di questultimo allAccordo.
Per certo, i dirigenti del Partito Nazionale, capeggiati da un coraggioso e combattivo
presidente, Sergio Onofre Jarpa, avevano denunciato molto presto il crescente
allontanamento dalla legalità del governo dellUnità Popolare.
Tuttavia, è logico affermare che quello che inclinò la bilancia, tanto nella popolazione
come nei comandi militari, fu la posizione che Eduardo Frei assunse, con inusitata forza,
in quei mesi cruciali del 1973. In qualità di Presidente del Senato, era il leader con
maggiore potere per convocare lopposizione ed era anche il dirigente cileno che, da
lontano, aveva il maggiore prestigio internazionale. Non a caso, il Times di Londra
laveva definito come la personalità politica più importante
dellAmerica Latina.
Esistono testimonianze del fatto che in certi momenti, Frei ebbe la convinzione che solo
le Forze Armate potevano evitare che il Cile si trasformasse in una seconda Cuba.
Nei significativi Verbali Rivera (Acta Rivera nel testo originale), si
descrive una riunione del 6 Luglio del 1973 tra Frei e la direzione della Sociedad
de Fomento Fabril, la massima entità corporativa che raggruppava gli industriali
cileni. Nella riunione i dirigenti gli dicono che il paese si stava disintegrando e
che se non si adottavano misure urgenti fatalmente sarebbe caduto in una cruenta dittatura
marxista, alla cubana.
La risposta di Eduardo Frei è rivelatrice: Niente posso fare io, né il Congresso
né nessun civile. Disgraziatamente, questo problema si risolve solo con i fucili...
consiglio lor signori di esporre crudamente queste apprensioni, che condivido pienamente,
ai comandanti in Capo delle Forze Armate, magari oggi stesso.
La testimonianza più importante di Frei in questa materia è la sua lettera datata 8
Novembre 1973 indirizzata al Presidente della Democrazia Cristiana Internazionale, il
politico italiano Mariano Rumor. Nella missiva Frei reitera le accuse che prima erano già
state mosse con lAccordo della Camera: Trattarono in maniera implacabile di
imporre chiaramente un modello di società ispirato al Marxismo Leninismo. Per riuscirci
applicarono in maniera distorta le leggi o le ignorarono apertamente, ignorando anche i
Tribunali di Giustizia.... In questo tentativo di dominio arrivarono a proporre la
sostituzione del Congresso con una Assemblea Popolare e la creazione di Tribunali
Popolari, alcuni dei quali arrivarono persino a funzionare, come fu denunciato
pubblicamente. Pretesero inoltre di trasformare tutto il sistema educativo, basato su un
processo di indottrinamento marxista. Questi tentativi furono vigorosamente respinti non
solo dai partiti politici democratici, bensì dai sindacati e dalle organizzazioni di base
di ogni specie, ed in merito alleducazione si manifestò la protesta della Chiesa
Cattolica e di tutte le confessioni protestanti che fecero pubblicamente atto di
opposizione. Di fronte a questi fatti la Democrazia Cristiana non poteva rimanere
naturalmente in silenzio. Era suo dovere - e lo compì - denunciare questo tentativo
totalitario che si presentò sempre con una maschera democratica per guadagnare tempo ed
occultare i suoi veri obiettivi.
Frei comprese anche che un Cile comunista avrebbe mirato, come una lunga spada, al cuore
di una vulnerabile America Latina. Frei dice a Rumor che la caduta di Allende è
stata una retrocessione per il comunismo mondiale. La combinazione di Cuba col Cile, coi
suoi 4.500 chilometri di costa sullOceano Pacifico e la sua influenza intellettuale
e politica in America Latina, fu un passo decisivo nel tentativo di controllo
quellemisfero. Tutto ciò spiega quella violenta ed esagerata reazione. Il Cile
stava per diventare una base di operazioni per tutto il continente.
Questa prospettiva è confermata da Brian Crozier, fondatore del Londons
Institute for the Study of Conflict: Durante i suoi tre anni al potere,
Allende trasformò il suo paese, in realtà, in un satellite cubano, e pertanto
unaddizione incipiente allImpero Sovietico... a quei tempi il Cile poteva
essere francamente descritto come un stato marxista in termini ideologici ed economici...
da una prospettiva strategica, era stato trasformato in unimportante base per
operazioni sovversive sovietiche e cubane, incluso il terrorismo per tutta lAmerica
Latina... il KGB sovietico stava reclutando membri per corsi di allenamento in materia
terroristica... specialisti della Corea del Nord stavano insegnando a giovani membri del
Partito Socialista di Allende.(The Rise and Fall of the Soviet Empire), 1999.
In una conversazione con un giornalista del diario spagnolo ABC, edita il 10 ottobre 1973,
Frei aveva dato già giudizi duri contro lUnità Popolare e giustificato pienamente
lintervento militare: Il paese non ha più uscita se non con un governo dei
militare; Il mondo non sa che il marxismo cileno disponeva di un armamento
superiore in numero e qualità a quello dellEsercito; I militari furono
chiamati, e hanno adempiuto ad un obbligo legale, perché il potere esecutivo e quello
giudiziale, il Congresso e la Corte Suprema avevano denunciato pubblicamente che la
presidenza ed il suo regime rompevano la Costituzione; La guerra civile era
pronta per i marxisti; E allarmante che in Europa non vengano a sapere
la realtà delle cose: Allende lasciò la nazione distrutta.
Successivamente Frei realizzò una dichiarazione pubblica in cui riconobbe di avere
parlato col giornalista Luis Calvo dellABC, nella quale segnala che
lintervista non rifletteva esattamente le sue parole, senza però chiarire quali
furono le imprecisioni. Più tardi, nella lettera citata scritta a Leighton, Frei dice
specificamente che non fece quella dura descrizione di Allende che gli è stata attribuita
nellintervista, ma non smentisce il resto. Leighton accetta quella ritrattazione su
Allende, ma gli dice che gli altri giudizi sono gli stessi che gli sentì dire in maniera
consistente per anni.
Un terzo testo chiave di Frei è il prologo che scrive nel libro dal titolo
eloquente - del commentatore politico democristiano Genaro Arraigada, Dalla Via Cilena
alla Via Insurrezionale (1974). Lì Frei sostiene idee simili a quelle contenute nella
lettera a Rumor come epigrafe del suo prologo, Frei sceglie questa avvertenza di Píndaro:
Facile è, perfino per il più debole, distruggere una città fino alle sue
fondamenta; ma è, invece, unimpresa molto dura edificarla di nuovo.
Non smette di essere sorprendente il fatto che in quello stesso 1973 in cui si scriveva il
certificato di morte della democrazia cilena e morivano molti dei nobili sogni dei
fondatori del PDC, decedeva anche in Francia Jacques Maritain, il filosofo-politico
francese che tanto ammirava Eduardo Frei, il quale lo aveva visitato nel suo letto di
malato nella sua gita di successo in Europa nel 1965.
Le Forze armate ubbidiscono
Allalba di martedì 11 settembre del 1973, esattamente 18 giorni dopo che i ministri
militari ricevettero formalmente lAccordo della Camera dei Deputati, le Forze armate
cilene iniziarono in tutto il territorio unoperazione militare per compiere il
mandato parlamentare.
Lo capì molto bene lo storiografo Richard Pipes, professore dellUniversità di
Harvard il quale ha sostenuto che, con lAccordo, la Camera sollecitò le Forze
armate affinché restaurassero le leggi del paese. Obbedendo a questo mandato, 18 giorni
dopo appunto i militari cileni, capeggiati dal generale Augusto Pinochet, rimossero con la
forza Allende del suo carico (Communism. A Brief Story, 2001).
Il 13 settembre 1973, linfluente rivista di opinione britannica, The Economist,
pubblicò un editoriale intitolato La fine di Allende il cui contenuto è
tanto rivelatore che merita essere analizzato integralmente.
La rivista è chiara nellassegnare la responsabilità della rottura di due giorni
prima: La morte transitoria della democrazia in Cile sarà deplorevole, ma la
responsabilità diretta appartiene chiaramente al Dr. Allende e a quelli tra i suoi
seguaci che costantemente calpestarono la Costituzione.
Larticolo inoltre va più in là ed assegna ad Allende la responsabilità per la
violenza posteriore: La battaglia sembra appena essere cominciata. Con la
maggioranza dei canali di comunicazione del Cile interdetti verso il mondo esterno, è
difficile avere unidea più completa della violenza che apparentemente continua. Ma
se una sanguinante guerra civile cominciasse, o se i generali che ora controllano il
potere decidono di non richiamare a nuove elezioni, non ci sarà dubbio alcuno rispetto a
chi ha la responsabilità per la tragedia del Cile. La responsabilità è del Dr. Allende
e di quelli nei partiti marxisti che applicarono una strategia per controllare il potere
totale, al punto che lopposizione perse le speranze di controllarli con mezzi
costituzionali.
La spiegazione che fa la rivista britannica della situazione in Cile lavrebbe potuto
firmarla chiunque tra i deputati che approvarono lAccordo: Quello che accadde
a Santiago non è un colpo tipicamente latinoamericano. Le forze armate tollerarono il Dr.
Allende per quasi tre anni. In quel periodo, egli le inventò tutte per affondare il paese
nella peggiore crisi sociale ed economica della sua storia moderna. Lespropriazione
di terreni ed imprese private provocò unallarmante caduta nella produzione, e le
perdite delle imprese statali, come da cifre ufficiali, superarono i 1.000 milioni di
dollari. Linflazione raggiunse il 350 percento negli ultimi 12 mesi. I piccoli
impresari fallirono; i funzionari pubblici e i lavoratori specializzati soffrirono la
quasi scomparsa dei loro stipendi causa linflazione; le padrone di casa dovevano
fare interminabili code per ottenere alimenti essenziali, se li trovavano. La crescente
disperazione originò scioperi enormi tra i camionisti iniziati sei settimane fa. Ma il
governo di Allende fece di più che distruggere leconomia. Violò la lettera e lo
spirito della Costituzione. La forma in cui bypassò duramente il Congresso ed i Tribunali
debilitò la fede nelle istituzioni democratiche del paese.
The Economist fu uno dei pochi mezzi di comunicazione stranieri che menzionarono allora il
cruciale Accordo del 22 di agosto: Il mese scorso, una risoluzione promossa dalla
maggioranza oppositrice nel Congresso segnalava che il governo non è responsabile solo
per violazioni isolate della Costituzione e della legge; ma ha trasformato tali violazioni
in un metodo permanente di condotta.
Per la rivista britannica la causa del golpe furono gli sforzi degli estremisti di
sinistra per promuovere la sovversione dentro le Forze Armate. Il signor Carlos
Altamirano, ex segretario generale del partito socialista, ed il signor Óscar Garretón
del Movimento di Azione Popolare Unitaria, entrambi leader dellUnità Popolare di
Allende, furono segnalati dallesercito come gli autori intellettuali del piano di
ammutinamento dei marinai in Valparaíso.... Il comune sentire relativo al fatto che il
Parlamento fosse già irrilevante aumentò causa la violenza per le strade e per il modo
in cui il governo tollerò la nascita di gruppi armati di estrema sinistra che si stavano
preparando in maniera aperta per la guerra civile.
The Economist giustifica pienamente lintervento militare quando sostiene che
le forze armate intervennero solo quando fu chiaramente stabilito che esisteva un
mandato popolare per lintervento militare. Le Forze Armate dovettero intervenire
perché fallirono tutti i mezzi costituzionali per frenare un governo che si comportava in
maniera incostituzionale, e fa unimportante precisazione: Il Generale
Pinochet e gli ufficiali che laccompagnano non sono fanti di nessuno. Il suo golpe
fu preparato in casa, ed i tentativi per fare credere che i nordamericani fossero
implicati sono assurdi, specialmente per chi conosce la cautela dei nordamericana nelle
loro recenti trattative col Cile.
The Economist anticipa, in primo luogo, che il compito di ricostruzione sarà difficile e
che ci saranno eccessi ed ingiustizie: Chiunque sia il governo che sorga dal colpo
militare, non può aspettarsi tempi facili. Anche quelli che soffrirono sotto il governo
di Allende sentiranno la tentazione di saldare i conti con gli sconfitti. Secondo,
anticipa la collaborazione militare con economisti civili anticipando: Il governo
militare-tecnocratico che sta apparentemente prendendo forma cercherà di ricostruire il
tessuto sociale che il governo di Allende ha distrutto. E conclude con un lamento ed
una verità: Questo significherà la morte transitoria della democrazia in Cile, il
che è deplorevole, ma non deve essere dimenticato chi ha reso tutto questo
inevitabile.
La conclusione naturale
Alexander Solzhenytsin, il grande scrittore ed intellettuale russo che denunciò
lorrore dei campi di concentramento nellUnione Sovietica, affermò che
il comunismo si blocca solo quando trova una muraglia.
Man mano che il governo dellUnità Popolare restringeva le libertà economiche,
sociali e politiche col proposito di fare la sua rivoluzione marxista, sorse, dai più
diversi ambiti della società cilena, una forte resistenza civile che si trasformò presto
in una valanga di proteste, manifestazioni, scioperi e denunce.
Alla fine fu questa pressione della civiltà quella che spinse ai partiti politici di
opposizione allapprovazione dellAccordo della Camera di Deputati, e dopo le
Forze Armate ad obbedire alla chiamata dellAccordo stesso, rimuovendo con la forza
il presidente in carica che stava violando sistematicamente la Costituzione
della Repubblica.
La resistenza civile generalizzata che si concluse con lAccordo della Camera di
Deputati fu la muraglia alla quale si trovò di fronte il comunismo in Cile.
Questo Accordo, insomma, costituisce linizio della fine del governo del Presidente
Allende ed il certificato di battesimo del governo del Presidente Pinochet.
Come affermò uno degli uomini chiave dietro lAccordo, ed allora Presidente della
Democrazia Cristiano, Patrizio Aylwin: Il governo di Allende aveva esaurito, con un
totale fallimento, la via cilena verso il socialismo e si apprestava a consumare un
autogolpe per instaurare con la forza la dittatura comunista. Il Cile visse sullorlo
del Golpe di Praga che sarebbe stato tremendamente sanguinoso, e le Forze
Armate non fecero altro che anticipare quel rischio imminente (El Mercurio, 17
settembre 1973).
Non fu unaffermazione isolata del futuro Presidente del Cile. Un mese dopo, Aylwin
ratificò così il suo pensiero: La verità è che lazione delle Forze Armate
e dei Carabineros non è stata altro che una misura preventiva che anticipò un autogolpe
di Stato, che con laiuto delle milizie armate dal potere militare di cui disponeva
il Governo e con la collaborazione di non meno di diecimila stranieri presenti in questo
paese, pretendevano o avrebbero instaurato una dittatura comunista (La Prensa, 19
ottobre 1973).
È impossibile, alla luce di tutti questi antecedenti, non concludere che
lintervento militare fu il risultato di una ribellione civile davanti ad una
tirannia. Questo fu legittimo ed inevitabile, dunque, come ha sostenuto Vaclav Havel, un
uomo che soffrì per varie decadi la dittatura comunista nel suo paese, il male deve
essere affrontato nella culla e se non cè nessuna altra maniera per farlo, allora
bisogna farlo con luso della forza (New Yorker 6 gennaio, 2003).
I fatti dimostrano allora che:
a) Il Presidente Salvador Allende fu il principale responsabile della sua propria fine,
perché commise un suicidio politico dichiarandosi in rivolta contro la Costituzione della
Repubblica.
b) Lallora Presidente del Senato, Eduardo Frei Montalva, fu il leader determinante
della resistenza civile che si concluse con laccusa che il governo di Allende aveva
commesso venti violazioni alla Costituzione e con una chiamata allintervento delle
Forze Armate.
c) Le Forze Armate, rimuovendo il governo socialista-comunista dellUnità Popolare,
obbedirono ad un mandato morale e politico della Camera di Deputati, un braccio dello
stesso Congresso che nel 1970 aveva scelto Presidente Salvador Allende.
Qualcosa di sorprendente accadde immediatamente in quella fredda notte del 22 di agosto
del 1973 dopo la fine della votazione dellAccordo. Alcuni deputati
dellopposizione cominciarono a cantare lInno Nazionale. E quel gesto cominciò
ad essere imitato da altri fino a che tutta la Camera alla fine si alzò in piedi
intonando linno patrio.
In quellamore per il Cile, condiviso da tutti, sopravviveva la speranza.
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Post Scriptum. Ho scritto
questo saggio come contributo alla causa che vuole che mai più si rovini la democrazia in
Cile, rispetto alla quale penso di conoscere le ragioni che la distrussero e proporre per
il futuro tre principi fondamentali per una convivenza civile pacifica:
a) In nessuna circostanza, senza alcuna giustificazione, ed in nessun modo, un gruppo deve
propugnare, e molto meno iniziare, la violenza come meccanismo di cambiamento economico,
sociale o politico sotto un regime democratico;
b) Quando inizia la violenza in qualche settore, questa deve essere stoppata
immediatamente dal governo in carica, dentro la legge ma applicando tutta la forza della
legge;
c) Il rifiuto di tutti coloro che propiziano ed esercitano la violenza, e lappoggio
al governo che la combatte con mano ferma, deve contare con lappoggio unanime e
deciso della società politica e della società civile.
(Tradotto da Leonardo Facco, Leonardo Facco Editore, Treviglio, Italia).
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